THE YES ALBUM
1971

1. Yours Is No Disgrace 9:26
2. The Clap 3:07
3. Starship Trooper 9:23
4. I’ve Seen All Good People 6:47
5. A Venture 3:13
6. Perpetual Change 9:50

If the summer
change to winter
yours is no discgrace

FORMAZIONE

Jon Anderson: voce
Bill Bruford: batteria
Steve Howe: chitarre e voce
Tony Kaye: tastiere
Chris Squire: basso e voce

Se volete leggere la traduzione dei testi di questo disco cliccate qui


 

 

A mio modesto parere...

Quelle che seguono sono delle mie personali riflessioni al volo su ciascun
brano di questo terzo disco della saga Yes. Siamo sempre nel 1970. Io avevo
sempre 10 anni, e continuavo a non avere la più pallida idea della loro
esistenza (degli Yes, ovvio).
Solo che Steve qui stavolta suona e come.
Qui inizia anche la collaborazione, fondamentale per gli Yes, con Eddie Offord
sia come tecnico del suono che come co-produttore del disco.

YOURS IS NO DISGRACE
Per ammissione dello stesso Bruford, il riff iniziale è ispirato dal telefilm
"Bonanza", con l'organo Hammond ad aprire le danze. Ma già da qui si sente
che qualcosa è cambiato e che gli Yes stanno crescendo a dismisura, e
soprattutto in fretta. Il suono di Steve Howe, e soprattutto lo stile, iniziano
subito a prendere il loro giusto spazio. La parte vocale comincia a staccarsi
dalle influenze degli anni sessanta, e comincia a prendere la forma tipica i
quello che di lì a poco verrà ribattezzato "prog-rock".
Il primo break arriva con la ripetizione della prima strofa accompagnata dalla
sola linea di basso e la ripartenza del tema di "Bonanza" per il primo assolo
del disco affidato alla chitarra (con wha e distorsore, prima) di Howe, che
malignamente la doppia in parte con l'acustica, che poi uscirà in maniera
evidente prima di lasciare spazio di nuovo alle elettriche (siamo già a 5 timbri
differenti di chitarra in meno di 6 minuti), la cosa non passa sotto silenzio di
sicuro (siamo nel 1970 e ci sono 16 piste a disposizione...).
Non è un caso che YIND (come si abbrevia in internet tra gli aficionados della
band) diventerà uno dei cavalli di battaglia live della band (la versione di
Yessongs resta per me la migliore)

THE CLAP
Prima traccia live della band. E' un assolo di chitarra acustica scritto da
Steve Howe in onore della nascita del primogenito Dylan Howe. Registrato dal
vivo al Lyceum di Londra, riporta una versione molto pulita, che raramente
risentiremo in futuro. Da notare che la copertina e anche lo stesso Anderson
annunciano la canzone intitolata "The Clap", mentre in realtà il vero titolo
è senza l'articolo, ovvero "Clap".
Pensierino da "tossicodipendenza-Yes": se Clap è registrata live al Lyceum,
sembrerebbe una cosa disdicevole tirare fuori il resto del concerto?

STARSHIP TROOPER
a. Life Seeker
b. Disillusion
c. Wurm

Ecco il terzo classico consecutivo della band, che diventerà anche questo un
classico da battaglia nei concerti dal vivo.
Qui si inizia anche un nuovo metodo compositivo degli Yes, quello di legare più
sezioni di differente provenienza compositiva assieme. Ad esempio il secondo
movimento, Disillusion, altro non è che lo sviluppo della parte centrale di un
brano "inedito" all'epoca dei primi Yes intitolato For everyone che vedrà la luce
solo nel doppio Something's Coming contenente parte dell'archivio BBC delle
performance Yes del 69/70. Ed anche Würm altro non è che un brano proveniente
dai Bodast l'ultima band di Howe prima di entrare negli Yes.
E Starship Trooper diventa di fatto la prima mini suite della storia Yes, o se
preferite Yes-sonata per riprendere le più dotte dissertazioni musicologiche
del Mosbo sugli Yes.

I'VE SEEN ALL GOOD PEOPLE
a. Your Move
b. All Good People
Altro brano che a tutt'oggi è praticamente in repertorio fisso nei concerti live.
Il primo movimento è una ballata (con clamorose citazioni beatlesiane nel testo)
molto semplice ma efficace arricchita dalla scelta di utilizzare una chitarra
portoghese come base di accompagnamento, per poi sfociare nel secondo movimento
che invece è un tipico shuffle anni sessanta, arricchito da uno splendido assolo
di chitarra di Howe.

A VENTURE
Altro brano mai eseguito dal vivo, a dispetto del finale che lasciava intravedere
delle interessanti evoluzioni in concerto.
L'atmosfera è decisamente spaziale ma con ampie pennellate jazz nei riff conclusivi
delle strofe, mentre "quasi country" è la ritmica delle strofe. Ma è tutto il suono
nell'insieme ad avere una sospensione generale. Il finale è decisamente foriero di
chissà quali evoluzioni (che diventeranno poi South Side of The Sky?). Decisamente
notevole la parte di piano di Kaye.

PERPETUAL CHANGE
Fateci caso, a parte il brano precedente, tutti i brani di The Yes Album sono di
riffa o di raffa in repertorio costante della band. Parlare di "stato di grazia"
sembra esagerato?
Il brano si basa su un riff di chitarra sull'intervallo di quarta sospesa.
Il tutto poi condito dal drumming jazzato di Bruford, contrappuntato da Squire
in maniera mirabile. Le voci si basano su un botta e risposta tra Anderson e
Squire/Howe in quello che diventerà poi un marchio di fabbrica Yes.
Segue la parte degli assoli, che dal vivo vedrà spesso la band fare dei numeri
da fantascienza. Anche questo brano ha la forma della sonata, con l'esposizione
del tema, la sua variazione e la sua ripresa.
Inoltre nella parte finale il coro vocalizzato reca ancora una volta il segno
dell'eredità beatlesiana che gli Yes hanno metabolizzato in maniera strepitosa.




...e cosa ne pensano al riguardo...



tra poco ci saranno?...







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