MAGNIFICATION
1996

Disco 1 (*)
1. Magnification 7:15
2. Spirit Of Survival 6:01
3. Don't Go 4:26
4. Give Love each Day 7:43
5. Can You Imagine 2:58
6. We Agree 6:30
7. Soft As A Dove 2:17
8. Dreamtime 10:45
9. In The Presence Of 10:24
     i) Deeper
     ii) Death Of Ego
     iii) True Beginner
     iv) Turn Around And Remember
10. Can You Imagine 2:08

Disco 2 (*)
1. Deeper (In The Presence Of) (Live) 11:18
2. Gates Of Delirium 23:47
3. Magnification 7:44
4. CD Rom Track
     Jon Anderson Video Inetrview
     Don't Go (Video Single)
     Gates Of Delirium (Live Video)

Now you're standing tall
Standing on
Sacred ground

FORMAZIONE

Jon Anderson: voce
Steve Howe: chitarre e voce
Chris Squire: basso e voce
Alan White: batteria
(*)I brani indicati nella scaletta del Disco 1 sono quelli riguardanti
tutte le versioni di Magnification.
I brani indicati nella scaletta del Disco 2 rigurdano la sola edizione europea
in tiratura limitata e meglio nota come COMMUNICATION, anche se la confezione
non dice nulla al riguardo...


Se volete leggere la traduzione dei testi di questo disco cliccate qui


 

 

A mio modesto parere...

Questo è un disco che in qualche misura mi mette in "piacevole" difficoltà.
Primo perché è un bel disco, che ancora oggi riascolto spesso, e poi perché non ho ancora trovato
la sua collocazione definitiva se dovessi fare una classifica di merito o di affetto della
discografia Yes a livello personale.
Tutto parte da una serie di fatti che apparvero in internet su Notes From The Edge dove a
partire dal ben noto sondaggio che diede poi in parte vita alla setlist del Masterworks Tour
che, detto tra parentesi, in Europa siamo tuttora in debito, mise così in maniera un po' casuale
la questione: vi piacerebbe uno YesTour con l'orchestra?
Confesso mi ritrovai in quel 48% che votò per il SI, ma che probabilmente aveva visto le cose
in prospettiva "musicale" più che in maniera prettamente da rock-show, anche perché la questione
venne posta in un momento di, chiamiamola così, di confusione sul ruolo del tastierista
nell'ambito della band, con questi "ragazzini terribili" che rispondevano al nome di Billy
Sherwood e Igor Khoroshev, che di fatto si erano divisi il compito di tastierista da
Open Your Eyes in avanti.
Se ripensiamo a tutta la discografia Yes, allo spirito degli arrangiamenti di moltissime
composizioni, se non siamo sugli stilemi del "power trio" poco ci manca.
E se ripensiamo a molte delle parti fatte soprattutto da Wakeman, cosa c'è di meglio di una
orchestra come sorta di gigantesco Wakeman che avvolga completamente
il Power Trio Squire-Howe-White?
Chi ha assistito alla data milanese del "Symphonic Tour" può già rispondersi da solo.
Ci fosse stato pure Wakeman nel Symphonic Tour (con tutto il rispetto per Tom Brislin che nel
mio personalissimo cartellino - cito sempre Rino Tommasi - si piazza con ampio margine al
numero 2 nella classifica dei "ragazzini terribili" che hanno bazzicato recentemente il pianeta Yes.
I numeri 1 e 3 ve li lascio indovinare, suvvia non è poi così difficile...)
Quindi mi sono ritrovato ad alambiccarmi un po', con i due o tre neuroni buoni rimasti in giro per
il mio cervello, su cosa avrbbero potuto suonare o arrangiare con l'orchestra, e le possibilità
erano davvero notevoli. Mi stavo convincendo sempre più che la cosa poteva funzionare.
Certo un tour con l'orchestra, ricordando il famoso "affondamento" del tour fatto da Emerson,
Lake & Palmer
oltre vent'anni fa, poteva porre alcuni dubbi legittimi. Ma evidentemente
gli Yes dovevano aver trovato (o forse ipotizzato) la soluzione al problema.
Ovvero: orchestre locali, con prove volanti volta per volta. E negli States, seppur con
risultati alterni la cosa ha funzionato. In Europa con una sola orchestra i risultati sono stati,
però, ancora migliori (si veda il dvd sinfonico ripreso ad Amsterdam).
Ma torniamo al disco "Magnification".
Non so dire se Larry Groupé e Tim Weidner si siano... "toccati" prima di imbarcarsi in questo
progetto, ma il lavoro di arrangiamento e produzione sono davvero notevoli.
Anche se con qualche pennellata orchestrale un po' troppo cinematografica hollywoodiana qua e
la, Magnification mostra una band che è ancora in grado di raggiungere risultati decisamente
notevoli, dato che in questo album ci sono almento due o tre pezzi che possono oramai definirsi,
a mio parere, "Classic Yes Tunes".
Li scoverete leggendo più sotto.
E non a caso da due anni a questa parte, due di questi pezzi sono in scaletta regolarmente.
L'uso dell'orchestra dato da Groupé attorno ai quattro venerabili è esattamente quello che ci
voleva a consacrare in maniera quasi "classica" il trentennale di carriera della band.
Ricordo che Squire ha spesso affermato che per lui una band dalla vita lunga era una band che
fosse durata quanto i Beatles che, a ben vedere, in sette anni hanno sì rivoluzionato il mondo
della musica, ma si è anche spenta (fatta spegnere?) in maniera saettante.
In effetti troviamo sempre la band come elemento centrale con l'orchestra che colora, riempie e
avvolge la trama armonica e ritmica base della band.
Spero proprio che per il proprio disco in studio Anderson e soci si ricordino di prenotare
Larry Groupé ed un'orchestra.

MAGNIFICATION
E allora addentriamoci dentro a questo Magnification che si apre proprio con il brano omonimo.
L'apertura è affidata a Howe e Squire che aprono con una sorta di motivo di danza folk il brano,
con l'orchestra che si inserisce con i flauti per dare il "la" ad Anderson, che apre la song
sempre con un'aria rurale europea. Il tutto in un rapido crescendo dato da tutto l'ensemble
che porta al break rock che introduce il ritornello sottolineato dal botta e risposta in
sottofondo degli archi e del basso di uno Squire semplicemente in stato di grazia anche per
quanto riguarda la voce.
L'amalgama tra band e orchestra è davvero notevole, in un continuo scambiarsi di ruoli per la
prominenza nello spettro sonoro, e colpisce anche la quantità delle voci che Anderson, Squire e,
perfino, Howe (!!!) mettono in campo per le parti di rinforzo alle strofe e al ritornello.
Ancora da notare la potenza dei bassi di Squire (spesso si sentono non meno di due linee di
basso) che con una micidiale scala discendente al termine del crescendo orchestrale porta alla
conclusione del brano che si dissolve direttamente al successivo...

SPIRIT OF SURVIVAL
Un brano che sembra tratto dai titoli di testa di un film stile Missione Impossibile.
Molto televisiva è l'impostazione dell'orchestra, con i tipici attacchi/stacchi da chi deve
richiamare l'attenzione di chi ha il telecomando in mano. Ma ci pensa uno Squire torrenziale
a rimettere in parte le cose in un brano serrato che in un continuo alternarsi di "colpi di
scena", un po' alla "Friends Of Mr. Cairo" di andersoniana memoria. Siamo sicuramente
un piede sotto al precedente Magnification ma lo spessore sonoro è comunque notevole.
E cosa che a me ha sorpreso (piacevolmente) non poco è la presenza vocale di Squire, quasi
decisiva nel completare tutte le parti principali di Anderson.
Leggermente scontato il finale a scomparire del brano. Non si può avere tutto dalla vita.

DON'T GO
Ed eccoci al brano che si ama o si odia del disco.
Una canzone chiamiamola pure di puro "divertimento" yessiano come poteva essere stata Money
ai tempi di Going For The One.
Una canzone molto semplice, che ovviamente venne lanciata anche come singolo negli States,
grazie anche alla trovata ("nuovissima" a dire il vero...) dell'uso megafono per introdurre la
parte centrale che, non so a voi, ma con quella strombazzata anni cinquanta mi ha fatto
ricordare la gaberiana "Torpedo Blu" (...vengo a prenderti stasera con la mia torpedo blu,
po-ti, po-ti...). Brano diciamo pure da easy listening, ma d'altro canto sappiamo che ogni
tanto gli Yes non resistono (e come Roger Rabbit) devono fare qualche bizzarria...

GIVE LOVE EACH DAY
Un grande inizio orchestrale, hollywoodiano quanto basta, con gli archi a condurre in una
atmosfera da mistery-movie, il tema che viene in parte punteggiato dalle trombe, prima e
dai flauti, poi, dove un si immagina le classiche carrellate di panorami verdi e lussireggianti
con immagini di normale vita provinciale americana prima dell'inquadratura iniziale del/della
protagonista. Solo che qui invece è Anderson con la sua prima strofa cantata sottolineata
da uno splendido arpeggio di Howe. Per poi essere ripreso in maniera corale dalle tre voci Yes,
sostenute stavolta anche dall'orchestra per poter entrare nel ritornello con l'apertura
dell'atmosfera, prima di rientrare nelle sospensioni della ripresa della strofa.
Il brano prosegue poi in un crescendo che porta alla modulazione che lancia un breve assolo
di Howe e alla coda finale con il finale vocale che ripete il verso che da il titolo
al brano stesso.

CAN YOU IMAGINE
Siate onesti, chi di voi con una buona, non ottima, ma buona conoscenza della storia Yes
non si è capottato quando ha sentito l'attacco vocale di Squire. Siate onesti, non fate finta,
che tanto lo so, avete fatto come me, vi siete capottati dalla poltrona da soli.
Per chi aveva le registrazioni dei demo degli "XYZ" di inizio anni ottanta era solo una
questione di sapere come sarebbe stata sviluppata con l'orchestra. Nella versione originale
con Jimmy Page il brano era ancora allo stato grezzo (come ogni buon demo che si rispetti),
ma dopo essersi beccati tra capo e collo "Mind Drive" nelle tracce in studio delle Keys To
Ascension, questo secondo recupero squireiano consente anche al resto del mondo Yes di potersi
godere questa mini gemma con Squire alla voce solista. Solo che qui a differenza del demo
l'atmosfera è molto più soft, e anche il riff di Page viene in parte diluito dagli stunts
orchestrali, e l'unico che resta, diciamo così, "pestone" è Alan White...
Il brano si scioglie alla fine su un malinconico arpeggio di piano che lascia il tutto
sospeso così come era iniziato. E lascia pure noi con il chiederci se magari non ci fosse
stato dell'altro.

WE AGREE
Con questo brano ritorniamo sulle atmosfere tipiche dei duetti Howe-Anderson, iniziatisi con
"Leaves Of Green", la parte finale del terzo lato di Tales From Topographic Oceans
con in più una leggerissima sezione ritmica accompagnata da una serie di pennellate orchestrali
che si aprono a distesa nel ritornello, per poi lasciare soli di nuovo Howe e Anderson per
poi riportarli alla nuova strofa. Un brano che crea una buona atmosfera, ma che nel relativo
crescendo si lascia andare a delle coloriture, non dico sanremesi, ma insomma un po' kitsch,
quello si, fino al finale a sfumare, lasciato ai toni cupi delle ance.

SOFT AS A DOVE
Anche con questo brano rimaniamo sulle stessa corda del precedente, solo in mnaiera molto
più eterea e medievale. Anche perché orchestrato per un piccolo ensemble, con un flauto e un
violino a far compagnia alla chitarra classica di Howe e alla voce di Anderson.
Il risultato finale, a mio parere è decisamente più convincente del precedente brano.

DREAMTIME
Con un'introduzione basata su un arpeggio ostinato di Howe e l'ingresso di un violino e della
sezione ritmica di Squire e Howe, e alcuni brevi flash dell'orchestra, si apre questo brano
probabilmente la vera terza gemma di questo disco. Con un crescendo complessivo anche
dell'orchestra fino allo stop che consente l'attacco quasi "melodrammatico" di Anderson.
Il brano prosegue con un atmosfera di mistero e di suspence più simile a certe situazioni
già viste nelle composizioni orchestrali americane degli anni '50, il tutto sottolineato
dalla sezione delle percussioni orchestrali e da Alan White, con Squire che appare e scompare
fino alla partenza di uno dei più begli stacchi in tutta la storia degli Yes, (andate al 4:14 circa
del vostro contatore sul lettore di cd) un ritmo sincopato, su due linee di basso, le chitarre
di Howe che si rincorrono, e l'orchestra che cresce e sincopa tutta la ritmica ulteriormente,
ci fosse stato il mellotron di Wakeman al posto dell'orchestra, saremmo qui a celebrare
un nuovo capolavoro della band..., che potrebbe anche prendere il posto di "South Side Of
The Sky
" nella lista dei brani "most wanted" dai fans della band. Comunque al termine
di questa galoppata, chiusa dal basso di Squire, riprende il cantato di Anderson che sfocia
in un botta e risposta tra band e orchestra che riprende poi la galoppata centrale.
Semplicemente bello.
Così come l'assolo di chitarra di Howe che viene sospeso da un crescendo prima degli archi,
poi dagli ottoni, per venire il tutto concluso dal riffone di Squire.
Tutto finito? In un'aria molto rarefatta da balletto, riprende la danza l'orchestra con sonorità
stravinskiane, per poi sciogliersi in un finale bucolico molto cinematografico, quest'ultimo
che leggermente impatacca tutto il brano (o forse sono io che sono un po' troppo rompiscatole?)

IN THE PRESENCE OF
i) Deeper
ii) Death Of Ego
iii) True Beginner
iv) Turn Around And Remember

Questo assieme a Magnification è l'altro brano oramai ospite fisso delle scalette Yes
degli ultimi tre anni. Con l'introduzione al piano di Alan White, il brano si apre con Anderson
subito sottineata dal basso di Squire. Anche qui con l'ingresso del mandolino di Howe arriviamo
a sfiorare atmosfere folk, ma la partenza della sezione ritmica con l'orchestra, rientriamo in
una sorta di atmosfera di ballata rock ad ampio respiro, con grandi armonie vocali, un tappeto di
archi in sottofondo, seguito da un breve ma ispirato solo di Howe, che lascia posto ad un break
orchestrale che porta ad un reprise cantato sottolineato da un riff crescente di basso, che porta
l'orchestra e la chitarra di Howe in primo piano. Siamo di nuovo in pieno con il concetto di
"YesSonata" sviluppata da Thomas Mosbø nel suo testo (fondamentale) descritto nella
sezione i libri, infatti dopo aver riaperto il cantato si riprendono in variazione la
parte iniziale sottolineata da una solenne scala di basso di Squire, dalla quale partono da
prima delle pennellate di Howe e poi dell'orchestra, per ripartire poi con il cantato di Anderson
sottolineato dal pizzicato degli archi e dagli ottoni sordinati, per poi aumentare l'atmosfera
in un crescendo corale strumentale che termina in un bang finale che, anche dal vivo, è di
un'emozione grandiosa

TIME IS TIME Quello che ho già detto di "Don't Go" vale anche per questo brano. Certo che
dopo essersi beccati tra coppa e collo un gioiello come In The Presence Of, o il brano
diventa un'altro capolavoro oppure sono pensieri, per modo di dire. Brano molto tranquillo
questo, una sorta di camera di decompressione dopo le emozioni ricevute dal brano
precedente. Di sicuro un brano che presto entrerà nel... gruppo meteore delle composizioni Yes.


BONUS DISC
E per finire due parole su quello che è contenuto nel bonus disc della "limited edition" di
Magnification che in realtà si chiama "COMMUNICATION", anche se non c'è scritto
da nessuna parte nella confezione che di fatto è del tutto identica al disco singolo, tranne per
il fatto che appunto c'è il bollino bianco che avverte di cosa c'è in più.
Ed in questo disco troviamo le versioni tratte dal "Symphonic Tour europeo di In The Presence
Of
qui presentata con il suo titolo originale, "Deeper", una strepitosa versione live
di The Gates Of Delirium e la title track Magnification.
Questo per la parte audio.
Nella parte multimediale troviamo una breve intervista a Jon Anderson, il quale spiega la
genesi di Magnification e quindi della sua logica prosecuzione con il Symphonic Tour.
Seguono due video. Il primo è il video ufficiale di Don't Go un video molto semplice, con
alcuni sprazzi di immagini davvero ad effetto anche se totalmente sganciate dalla musica della
canzone e la versione "animata" di The Gates Of Delirium così come appare in versione
completa nel dvd "Symphonic Live", autentico capolavoro di come deve essere filmata la musica
dal vivo. Dicevo versione animata in quanto in questa traccia video, a differenza ovviamente
del dvd dove possono essere tolte, sono presenti obbligatoriamente gli inserti video e di
animazione a contorno delle immagini live.
Ciò non toglie che questa versione è uno stuzzichevole antipasto per chi non è ancora riuscito a
mettere le mani su questo eccezionale dvd.
E come bonus disc non c'è che dire, supera ampiamente il bonus disc di "The Ladder"...



...e cosa ne pensano al riguardo...



tra poco ci saranno?...





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