TORMATO
1978

1. Future Times/Rejoice 6:45
2. Don’t Kill The Whale 4:56
3. Madrigal 2:23
4. Release, Release 5:47
5. Arriving UFO 6:03
6. Circus Of Heaven 4:30
7. Onward 4:02
8. On The Silent Wings Of Freedom 7:47

Onward through the night,
Of my life

FORMAZIONE

Jon Anderson: voce
Steve Howe: chitarre e voce
Chris Squire: basso e voce
Rick Wakeman: tastiere
Alan White: batteria

Se volete leggere la traduzione dei testi di questo disco cliccate qui


 

 

A mio modesto parere...

Eccoci ad un disco che ha impiegato qualcosa come 15 o 16 anni per essere,
diciamo così, riabilitato.
Disco strano per gli standard Yes, suoni differenti, voglia di essere ancora più
rock rispetto a GFTO, alcune ricerche ritmiche differenti dagli standard del
rock progressivo da manuale, e alcune idee non proprio realizzate a pieno, sono
alcuni degli ingredienti che all'epoca avevano portato molti (incluso il
sottoscritto) a bollare come il peggior disco in assoluto della storia Yes.
Eppure a distanza di anni, delle formazioni radicalmente diverse o quasi,
Tormato inizia ad essere riconosciuto come un disco con una sua ben
definita fisionomia, timidamente sperimentale dal punto di vista degli Yes,
ma che al primo approccio lascierà anche gli stessi Yes stanchi ed insoddisfatti.
Non a caso di lì a poco Rick Wakeman prima, Jon Anderson a ruota lascieranno la
formazione, Rick per la seconda volta, Jon per la prima.

FUTURE TIMES/REJOICE
Il disco si apre con un tema di moog di Wakeman con il basso di Squire filtrato
da quello che sarà il suo marchio di fabbrica per i momenti cruciali del disco,
l'harmoniser con il wha-wha automatico. Il brano si sviluppa attraverso una sorta
di tempo di marcia di Alan White, dove il cantato di Anderson e la chitarra di
Howe si incrociano e si inseguono, in un brano molto impegnativo per la voce di
Anderson. La seconda parte del brano si basa su un canone di basso sul quale
Anderson, Wakeman e Howe ricamano le loro armonie, olte alle immancabili
variazioni sul tema fino al solo di moog che porta al finale corale sempre
sfruttando il tema del canone di basso.

DON'T KILL THE WHALE
La prima canzone forse impegnata sul fronte ambientalista degli Yes.
Di sicuro il primo video veramente popolare in Italia della band, grazie alle
trasmissioni domenicali della RAI. Una canzoncina semplice senza troppe
pretese, con Howe e Wakeman alle prese con due soli piuttosti nervosi e dalle
tonalità che richiamano i sibili del linguaggio ultrasonico delle balene.

MADRIGAL
Qui Wakeman è al centro di tutta la questione, dato che si sfoga nell'utilizzo
di uno strumento decisamente inusuale anche nel panorama del rock progressivo,
il clavicembalo. Come afferma Wakeman nel video di YesYears, l'occasione fu data
dalla possibilità di utilizzare un clavicembalo costruito da uno dei più apprezzati
costruttori dell'epoca. Il relativo video che ne venne realizzato vede un
"gigione" Wakeman vestito da gentleman settecentesco in un improbabile
palazzo d'epoca dove si sviluppa tutta la storia.

RELEASE RELEASE
Si ritorna al rock'n'roll con questo brano molto lineare, ma che ha nel riff
del ritornello il suo marchio di fabbrica Yes. Un brano che tra l'altro
figura pure lui nell'elenco dei "desaparecidos" delle setlists delle
esecuzioni live. Il brano tra l'altro ha la particolarità di contenere un
assolo di Alan White di batteria con sottofondo di folla plaudente e riffoni
di chitarra di Howe che riportano "in studio" l'atmosfera che si fa sempre
più sostenuta. Il finale è giocato tutto su un canone delle vociche verrà concluso
da un buffo riff di tastier di Wakeman.

ARRIVING UFO
Altra atmosfera bislacca, quella che troviamo in questo brano. In qualche maniera
a me ha sempre dato l'impressione di anticipare alcuni dei suoni e delle soluzioni
armoniche che troveremo poi in "Drama", l'opera successiva a Tormato.
Una semplice canzone nella struttura base strofa-ritornello, ma sono i suoni e
il loro amalgama che sorprendono in tutta la composizione.

CIRCUS OF HEAVEN
Atipica song andersoniana, dove il basso di Squire conduce la danza con sorta di
riff quasi ipnotico che lentamente porta ad un crescendo di atmosfera,
sottolieato dalle notine di chitarra di Howe e al lavoro crescente di Wakeman
alle tastiere. Il tutto porta all'etereo break dove fa capolino la voce del figlio
di Jon Anderson che recita alcune frasi riguardo alla diversità dello spettacolo
circense che assiste assime al padre.
Una composizione davvero insolita che dal vivo viene resa davvero bene.

ONWARD
Altro brano dimenticato fino ai concerti di San Luis Obispo del 1996.
Eterea love song, basata su un canone ostinato di basso, sul quale tutto il
resto della band si muove, in particolare le parti vocali, che ancora volta
portano in primo piano la passione di Squire per le composizioni di tipo corale.
Poi sono le tastiere di Wakeman a fare la parte del leone con delle parti
più da tema musicale cinematografico con il suono dei corni. Il tutto
sottolineato da un ostinato di chitarra di Howe che, visto l'anno di esecuzione
non può non ricordare certe impostazioni (magari involontarie) tipiche del
Robert Fripp post-King Crimson.

ON THE SILENT WINGS OF FREEDOM
Eccoci infine forse alla vera gemma del disco. Probabilmente uno dei riff di
basso che più "made in Chris Squire" non si può. Lo sanno bene chi
(ahiloro) ha suonato con il sottocritto, perché lo uso spesso per scaldarmi.
Quindi non mi dilungo più tanto, se non per ricordare appunto l'uso
dell'harmoniser che rende ancora più particolare il già particolare suono
del basso Rickenbacker, un basso in una classe per conto suo a tutt'oggi.
Continui cambi di umori e di atmosfere caratterizzano tutta la composizione,
che vede tra l'altro uno dei migliori drumming di Alan White, qui davvero
ispirato. Altro brano che meriterebbe di essere ripescato nei prossimi
Classic Tour della band.

Al termine di questo disco segue quello che è stato definito uno dei tour
mondiali più energetici della band, e anche uno dei più entusiasmanti da
ascoltare ancora oggi nei vari bootleg e registrazioni private che abbiamo
a disposizione.
Ma qualcosa nella band si doveva essere incrinato se dopo il tour Wakeman
se ne va di nuovo, e la band dopo aver fatto un eccesso di bisbocce a Parigi,
le famose "Paris Sessions" sono a tutt'oggi una sorta oggetto oscuro
del desiderio dei collezionisti Yes, anche se quasi tutto è oramai noto, in
maniera più o meno ufficiale. Il fatto è che le Paris Sessions sono spesso
tutt'altro che eccitanti da ascoltare, sono abbozzi di una band in chiara
crisi, e non a caso poco dopo anche Anderson getterà la spugna.



...e cosa ne pensano al riguardo...



tra poco ci saranno?...





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