TALES FROM TOPOGRAPHIC OCEANS
1974

1. The Revealing Science Of God
   – Dance Of The Dawn 20:27
2. The Remembering
   – High The Memory 20:38
3. The Ancient – Giants Under The Sun 18:34
4. Ritual – Nous Sommes Du Soleil 21:35

Called out a tune,
but I never know the place

FORMAZIONE

Jon Anderson: voce
Steve Howe: chitarre e voce
Chris Squire: basso e voce
Rick Wakeman: tastiere
Alan White: batteria

Se volete leggere la traduzione dei testi di questo disco cliccate qui


 

 

A mio modesto parere...

THE REVEALING SCIENCE OF GOD
Dance Of The Dawn

Siamo arrivati al primo momento critico nella storia Yes.
Con Yessongs la band si impone definitivamente sulla scena rock mondiale,
si piazza in testa a tutti i sondaggi tra i lettori dei settimanali
specializzati tipo Melody Maker, New Musical Express, nelle singole categorie
tipo miglior chitarrista, bassista, tastierista, e via dicendo.
Ma gli Yes non si fermano e durante i lunghi tour di quel periodo cominciano, meglio
continuano a scrivere musica, spesso chiusi nelle loro stanze di albergo.
Ed ispirandosi anche alle scritture sanscrite del Vedda, Jon Anderson e Steve Howe
(principalmente) cominciano a concepire un’opera costituita da quattro lunghe suite
ispirati a quelle scritture. Scopriremo poi che non tutti gli Yes erano proprio
d’accordo (Wakeman in primis) ma tant’è, gli Yes tornano in studio, Eddie Offord
alla consolle dietro il vetro…
Il brano si apre su un quasi recitato di Anderson sotto al quale cresce la band
fino all’esplosione del tema, enunciato dal moog di Wakeman, che accompagnerà
tutto il primo lato (in vinile) del disco.
Riprende poi la parte cantata che entra ed esce dal tema iniziale esposto
da Wakeman. Qui sono Howe e Squire a menare la danza con sottofondi armonici
e pennellate ritmiche mentre Wakeman resta in sottofondo a fare dei piccoli break
di tastiere. Alan White resta solo a livello di eccellente collante ritmico,
interagendo con le armonizzazioni di basso con Squire.
All’improvviso abbiamo il primo cambio tematico, su una base ritmica molto serrata,
che poi tutto si scioglie in una ampia e distesa ripresa del tema iniziale, resa
molto più sognante dal tappeto di archi dei mellotron di Wakeman e dal breve e
disteso solo di Howe.
Continuano i contrasti di forte/piano che alla fine si sciolgono in un tirato
assolo di moog di Wakeman che porta alla ripresa vocale di Anderson, che porterà
al grandioso finale con ripresa del primo tema sia a livello vocale che strumentale
per poi sciogliersi definitivamente nel recitato di Anderson che così come aveva
aperto il disco conclude il primo lato di Tales.

THE REMEMBERING
High The Memory

Il secondo lato si apre in maniera simile alla prima. Su una cantilena corale
delle tre voci Yes possiamo ascoltare una sorta di controcanto di chitarra e basso
che sostenuti dalle tastiere vengono sempre più in piano fino ad aprirsi su un
tappeto di mellotron e moog che danno lo spunto per la ripresa cantata, stavolta
sottolineata da una linea di basso più danzante. Ma il tutto rimane sempre avvolta
in un’atmosfera sognante sottolineata dalle tastiere. Fino alla partenza di una
sorta di danza condotta dalla chitarra classica di Howe, dove il cantato di
Anderson viene intervallato dalla pedal steel e da un potente riff di basso
e dove troviamo, forse, una prima involontaria citazione del titolo del prossimo
album Yes “Relayer” nel cantato di Anderson. Anche in questa suite
assistiamo ad una progressiva crescita di intensità e di pathos, che stavolta
rimane fino alla fine del lato due (sono oramai abituato a pensarlo sempre in
edizione ellepi).
Una notazione a margine di The Remembering. Durante il successivo tour di Tales,
questo lato due è stato quello che più di frequente è stato omesso dalla scaletta
di esecuzione del concerto. Scaletta che prevedeva tutto Close To The Edge, tutto
TFTO, e Roundabout e Starship Trooper come bis. Non male, eh?

THE ANCIENT
Giants Under The Sun

Durante il tour di TFTO Anderson presentava questo brano in maniera
molto spartana:
“Questo è il terzo lato
pausa -
The Ancient
pausa -
Giants Under The Sun”.
La suite inizia su un lungo gioco ritmico di basso e percussioni dal sapore
indubbiamente primitivo, tribale e dal sapore quasi di antica stregoneria tribale.
Su tutto la chitarra di Howe e i vocalizzi e liriche misteriose di Anderson che
portano ad un solo di chitarra classica di Howe che potrebbe benissimo essere una
variazione di “Mood For A Day”, e che poi si concluderà nella sezione
oramai nota, tra gli appassionati Yes, come “Leaves Of Green”, ovvero una
ballata acustica con qualche pennellata di tastiere di Wakeman in sottofondo.
Questo lato si chiude in maniera simile ai precedenti due (ripresa del tema
iniziale), solo che qui torviamo un finale quasi da folk-rock, che si perde in
un finale di percussioni e slides di chitarra.
Anche qui una nota a margine: Leaves Of Green è stata in seguito spesso ripresa
dagli Yes in concerto sia come citazione in vari formati, non ultimo la versione
strumentale fatta dal solo Howe.
Comunque anche questo lato tre di Tales è risultato essere quello che dopo The
Remembering è stato più velocemente abbandonato con l’eccezione, appunto,
di Leaves Of Green.

RITUAL
Nous Sommes Du Soleil

Il Lato quattro di TFTO, è forse il più riuscito di tutta l’opera.
Grandi temi, armonie vocali al loro massimo, un Chris Squire potente come poche
altre volte, con Howe e Wakeman ad interagire tra di loro in maniera mirabile.
Ed è proprio il basso di Squire che di fatto comanda e spadroneggia in tutta
la struttura della suite, supportato da un Alan White davvero ispirato.
La suite si apre su dei break di basso e batteria, dove chitarra e tastiere
giocano nell’esposizione del tema. Entra poi Anderson dove espone il
sottotitolo in francese della suite. E che si tratti di una composizione solare
ed energetica non ne abbiamo proprio dubbi, ascoltandola.
E che Squire spadroneggi ce ne accorgiamo quando nella sezione immediatamente
precedente “la battaglia” sono proprio Howe e Wakeman a doppiare la linea
del basso fino all’inizio della sezione della battaglia (così denominata da
sempre dagli YesFans).
Spiego.
Dal vivo, come adesso sapranno anche coloro che hanno visto il concerto di Milano
del Symphonic Tour, a trequarti esecuzione tutti gli Yes utilizzano vari tipi di
percussioni per ingaggiare una “battaglia” sonora che viene sottolineata ed
enfatizzata dal light show inizialmente disegnato da Roger Dean e Mike Tait.
Così abbiamo Alan White usare vari trigger elettronici per accompagnare il suo
iniziale solo di batteria, mentre Anderson picchia alla grande sui dei tom e
Squire ci da dentro con i timpani (non quelli delle orecchie sia chiaro...),
mentre Howe e poi Wakeman usano piccole percussioni dato che poi devono riprendere
strumentalmente la fine della battaglia. Battaglia che termina in una situazione
di pace, con Anderson che canta la ballata finale che viene poi ripresa dal
struggente finale del solo di chitarra di Howe.
Ritual assieme a The Revealing sono i due lati probabilmente preferiti dalla
band dato che sono quelli che più di frequente sono stati riproposti anche nei
tour più recenti. E devo dire che a livello personale la versione “orchestrale”
di Ritual ha avuto una resa davvero notevole.

Dicevo all'inizio di momento critico nella vita della band.
TFTO si rivelerà come il nuovo punto di volta nella storia del gruppo.
All'epoca il disco suonerà nelle orecchie di molti come estremamente pesante,
lasciando anche molti fans perplessi sulla direzione che il gruppo sta prendendo.
Perplessità che si evidenzieranno anche all'interno della band con Wakeman che
abbandonerà per la prima volta la band.
Personalemente, TFTO a me è sempre piaciuto. Certo, alcune parti forse con un po'
più di attenzione a livello di arrangiamento non avrebbe guastato e forse
avrebbe evitato il primo divorzio con Rick Wakeman.




...e cosa ne pensano al riguardo...



tra poco ci saranno?...





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