A briglia sciolta in tour?  Non Proprio...  © Maurizio Cavalca

DUE RECENSIONI... ROMANE

Diario di una giornata che diventerà speciale
di Giorgio Salvadego

Che grande week end hanno vissuto molti di noi.
E per molti versi io, forse primo fra tutti.
Non tanto per aver visto il ritorno degli Yes a Roma dopo molti anni, ma per
il fatto di aver avuto finalmente la possibilità di incontrare brevemente tre
quinti della nostra band preferita. Cosa ancor più (mi sia permesso il termine)
goduriosa per le circostanze assolutamente “incredibili” nelle quali l’evento
si è venuto a creare.
Ma per dare un minimo di suspence alla cosa, eccovi il mio diario di una giornata
spero “ripetibile” in futuro.

GIOVEDI 10 LUGLIO 2003
ORE 17.30
Con gli altri membri dei Lagunable’ (la band dove suono) iniziamo a caricare gli
strumenti nelle macchine per il concerto che abbiamo in programma la sera al
Marghera Estate Village (la manifestazione principe dell’estate veneziana).
ORE 18.30
Iniziamo a scaricare gli strumenti e a disporli in palco.
ORE 19.30
Inizio Sound-check
ORE 20.00
Interruzione sound-check per inaspettata conferenza stampa ambientalista (credo).
I fonici di palco e del mixer sbarellano per il nervoso.
ORE 20.15
Scatena il collezionista che c’è in te!
Riesco a sapere chi ha registrato il concerto di Jorma Kaukonen (mitico bluesman
bianco ex Jefferson Airplane e Hot Tuna) di Mestre di un mesetto fa. Contattato
immediatamente mi promette per la prossima settimana (cioè questa per chi legge)
una copia. WOW!
ORE 20.45
Riprende il sound-check.
Il mio basso acustico è così acustico che non suona sui monitor di palco né dal
P.A. System. In realtà i fonici si erano dimenticati di alimentare il D.I.
Ora suona anche troppo.
ORE 21.00
Fine sound-check in mezzo alla folla. Cena.
ORE 21.50
Si va in palco!
ORE 23.55
Fine concerto. Stimate 2.000 persone presenti.
Non male per degli sconosciuti fuori Venezia...

VENERDI 11 LUGLIO 2003
ORE 00.20
Toast farcito e birra per rilassarsi.
ORE 00.40
Dibattito interno su cosa suonare venerdì della prossima settimana.
ORE 01.30
Si ricaricano gli strumenti nelle macchine.
ORE 02.00
Si Scaricano gli strumenti dalle macchine in sala prove.
ORE 02.20
Finalmente a casa. Doccia.
ORE 03.00
A nanna.
ORE 07.00
Sveglia! C’è un treno da prendere.
ORE 08.45
Mi siedo sul mio posto sull’EuroStar per Roma.
Si siedono purtroppo anche sei giapponesine, che faranno cagnara fino a Roma,
tra chiacchiere incomprensibili, risatine complici, cantate corali di canzoni
per sproteenager dagli occhi a mandorla che fanno sembrare lo spot tv di una
certa autovettura un capolavoro della lirica contemporanea.
Tento di dormire.
ORE 10.20
Verso Bologna rinuncio a dormire. Vorrei essere uno spietato serial killer di
teenager nipponiche. Ma in fondo sono un buono.
ORE 13.15
Si informano i signori passeggeri che tra pochi minuti arriveremo nella stazione
di Roma Termini, ecc.ecc.
ORE 13.20
Caldo, molto caldo, sole a picco.
ORE 13.40
Incontro la mia anfitriona che mi lascia le chiavi di casa per poggiare la valigia
e andare allo stadio.
ORE 14.00
Pausa pranzo. Io ed il mio amico Davide avevamo voglia di pizza, ma il locale che
scegliamo a mezzogiorno non le fa. Vada per i bucatini alla matriciana.
Siamo a Roma in fondo.
ORE 15.00
Prendiamo il bus.
ORE 16.15
Siamo di ritorno e scendiamo al Colosseo.
Davide non conosce Roma, e quindi faccio da cicerone.
Dopo un ora che lo scavallo per il centro chiede una pausa per bere qualcosa.
ORE 18.20
Siamo sul LungoTevere delle Navi davanti al Ministero della Marina.
Attendiamo l’arrivo di suo cugino che ci porti in macchina al Foro Italico.
ORE 18.45
Siamo sul “luogo del delitto”. Forse. Un bagarino ci offre i biglietti per il
Golden Gala di Atletica. Decliniamo gentilmente, abbiamo un altro Golden Gala
che ci aspetta.
ORE 19.00
Il cellulare squilla, qualcuno del giro Tempus Fugit vuol sapere dove sono.
Come due dementi scopriamo che ci stiamo parlando a 15 metri di distanza...
ORE 19.40
Con 40 minuti di ritardo si aprono i cancelli.
Non c’è ressa, ma chi c’è sembra pronto per il più sanguinolento Roma-Lazio
degli ultimi vent’anni, esasperato dal ritardo nell’apertura e per essere stato
sotto il sole per oltre un’ora e mezza.
Supero di corsa il gazebo del merchandise ufficiale. Torno dopo penso tra me e me.
Entro al Centrale del Foro Italico.
In tv sembra più grande.
CI SONO LE SEDIE NEL PARTERRE!!
Mi fiondo verso il fondo, cavolo, non c’è modo di scendere?
Chi l’ha detto? Scavalco!
Di corsa becco quattro posti lato Steve Howe in nona fila davanti al banchetto
delle birre-gelati-panini-acquamineraleee.
Due file più avanti trovo Mauriyes di Genova. E’ sempre bello ritrovarsi anche
una volta ogni due anni...
Trovo Roberto da Modena (finora ci eravamo solo scambiati emails e cd per posta),
quindi la mia mini convention mela sono fatta comunque.
ORE 20.20
Decido di andare al banchetto del merchandise e svuotare il portafoglio.
Mi dirigo verso il l’uscita e uno della organizzazione mi blocca.
Non posso uscire se prima non rientra qualcun altro che era uscito prima di me
per andare al banchetto del merchandise.
Come?
Si, proprio così. Siccome hanno piazzato il banchetto all’esterno dello stadio,
una volta entrati per andare al banchetto bisognava:
mettersi in coda (avevo altri due ragazzi prima di me)
1) farsi siglare il biglietto da apposita persona autorizzata dall’organizzazione;
2) al momento opportuno essere autorizzati tramite spintone ad uscire
recarsi al banchetto;
3) spendere velocemente 65 euro (almeno io);
4) evitare di chiedere il portachiavi (da 5 euro) in omaggio a fronte di una spesa
di 65 euro (siamo pur sempre ‘taliani-pizza-baffonero-mandolino, no?);
5) rientrare velocemente perché c’erano altre 60 persone che aspettavano la spinta
ufficiale per uscire dallo stadio;
ORE 20.50
Mauriyes mi fa cenno che è arrivato Luca, uno che più che uno che segue i tour
degli Yes, FA i tour con gli Yes. E’ diverso il concetto.
Saluti di rito e breve chiacchiericcio del più (Yes) e del meno (Yes).
Al che ridendo gli faccio “allora, quand’è che me li fai conoscere una buona
volta?”, al che Luca replica “Cavolo ho lasciato il cellulare nel tour bus.
Non ti prometto niente vedo cosa riesco a fare”.
ORE 21.10
Iniziano le note della Firebird Suite (dire in italiano l’uccello di fuoco potrebbe
essere frainteso, al solito) ci salutiamo e via ai nostri posti!

IL CONCERTO
Parte Siberian Khatru. Il suono mi sembra un po’ impastato, ma potrei essere io
che sono troppo spostato verso la torre destra del palco. Ma, pare, non sono
stato l’unico ad aver avuto questa sensazione. Verso la fine siamo ok.
Gli Yes sembrano in palla e questo fa ben sperare, io al solito canticchio sotto
voce le canzoni, la mia anfitriona (Chiara) si guarda attorno perplessa.
Stanno tutti facendo quello che sto facendo io. Credo cominci a realizzare di
essere l’unica con un “credito formativo” in Yesmusic.
Finisce SK ed esplode la prima standing ovation del pubblico
(non la chitarra omonima).
Parte Magnification che il pubblico sembra gradire un po’ meno (forse non tutti
l’hanno apprezzata al Palavobis un anno e mezzo fa), ma restano in molti
sorpresi dal fatto che sfoci in Don’t Kill The Whale. Io vengo steso da Chiara
che mi bisbiglia un “ma questa non è Don’t Kill The Whale?”.
Allora c’è ancora speranza a questo mondo.
Bella versione molto tirata e Wakeman comincia a prendere piede in palco.
In The Presence Of in versione “rockin’ teenage combo” è molto bella e Wakeman
non fa rimpiangere l’orchestra, anche se confesso a questo punto di sperare in
un altro tour orchestrale ma con Wakeman alle tastiere stavolta!
Ed eccoci al primo momento clou della serata.
Anderson inforca la sua chitarra midi e parte con i trigger di We Have Heaven,
aiutato alle voci da uno splendido Squire e da un Howe,
beh si sappiamo come canta...
E poi, come cantano gli Yes in The Revealing Science Of God “I’ve must been
waiting all my life for this... moment, moment, moment”, ovvero ho dovuto
aspettare tutta la mia vita per questo momento, parte South Side Of The Sky.
E che versione! Nel mio personalissimo cartellino (cito da Rino Tommasi)
quello cui andavo incontro è probabilmente una delle tre migliori versioni
live che ho avuto modo di ascoltare finora, grande Wakeman alle tastiere
(anche se un po’ frettoloso nel passaggio centrale di piano a mio giudizio)
grandi cori, Squire su tutti, e finale strepitoso con una quasi jam sul riff
conclusivo con Howe e Wakeman che duellano/duettano quasi all’infinito.
Nel momento esatto che la canzone finisce parte un boato che al Foro Italico
anche l’Adriano Panatta, i Pietrangeli e i Sirola dei tempi d’oro dell’Italtennis
non l’hanno mai sentito!! Io, personalmente, sono letteralmente schizzato in
alto dalla mia seggiola come avessi appena visto il touchdown vincente dei miei
beneamati Oakland Raiders in una partita decisiva dell’NFL.
Sono sicuro non ero l’unico in quelle condizioni.
Anche Anderson si accorge di che razza di pandemonio hanno scatenato e
ringrazia di cuore.
Parte “And You And I”, brano che confesso sono stufo di sentire, specie nella
“moderna versione originale”. L’avessero ripresa nella versione “abridged” di
Yessongs l’avrei enormemente preferita. Ma è suonata davvero bene, e perfino
il tecnico di Squire riesce a prendere al volo l’armonica che aveva mancato
vergognosamente al PalaVobis nel 2001. Altra standing ovation.
E’ il momento del maestro. Ed ecco anche per me la prima vera sorpresa.
La versione per sola chitarra acustica di To Be Over. Una sola parola:
splendida.
Segue Clap, anche in questo suonata meglio che in altre occasioni.
Altra standing ovation e intermezzo.
Durante l’intervallo classici commenti stile mondiali di calcio, ma siamo
tutti un po’ su di giri. Mentre sto chiacchierando mi viene incontro Luca
e mi fa stringendomi la mano “Ho perso il pass per il backstage e me ne
hanno dato un altro” e mi fa scivolare un pass per il backstage dopo il
concerto!! Devo dire che sono restato di sasso. Lo sono restati anche altri
intorno a me che hanno assistito alla scena e che, avessero potuto,
probabilmente mi avrebbero fatto fuori senza neanche pensarci, non dico due
volte, forse una volta e mezza se va bene. A quel punto mi sono sentito un
po’ colpevole perché questo significava anche mollare di brutto la mia anfitriona,
ma Chiara essendo ampiamente dotata di granus salis mi dice che è tutto ok.
Parte la sigla dei Looney Tunes. Si quella dei cartoni animati della Warner Bros.
Arriva Jon Anderson che parte con un breve spot augurando Buon Compleanno a
chiunque abbia un compleanno, e dopo aver concluso lo spot, inizia a parlare
della vita e di Dio e del fatto che ha scritto una lettera a Dio per ringraziarlo
di tutte le cose belle della vita ed in particolare di Duffy Duck, Bugs Bunny,
un’altra cosa che non ricordo e (SORPRESA!!!) Frank Zappa.
E per me che vivo (come ascolti musicali) principalmente di Yes, Frank Zappa
e King Crimson, è di fatto la quadratura del cerchio.
Ma di questo ne riparlerò a parte e magari potrebbe essere un utile argomento per
ravvivare il Dialogue.
Jon continua da solo e parla di una canzone che aveva iniziato a scrivere
nel 72 e che non è ancora sicuro di averla completata, ed inizia “Show Me”
che dovrebbe apparire nel suo prossimo disco solo. Ballata tipicamente
andersoniana che si conclude con l’aiuto delle tastiere di Wakeman chiaro
preludio al suo assolo di e per tastiere assortite. L’assolo di Rick risulterà
in una serie di paurose sciabolate di note tirate fuori con una furia davvero
sorprendente da Rick, con tutte le tastiere maltrattate a turno, per fortuna
che non usa più l’Hammond o avremmo probabilmente assistito anche alla
riedizione in chiave wakemaniana delle performance di Keith Emerson
dei bei tempi andati.
Ennesima standing ovation per Rick mentre il resto della band alla
chetichella rientra in palco.
Ed ora parte la parte migliore per chi, come me, il basso elettrico lo suona
da qualche settimana a questa parte. Infatti parte Heart Of The Sunrise, uno
dei pezzi base per molti aspiranti bassisti prog in tutto il mondo. Bella
versione con il solo di Squire sempre elegante anche se meno cantato rispetto
alle versioni anni ’70. Da notare inoltre, che verso il finale, ho notato una
curiosa pantomima di Wakeman, che sul finale della canzone si è bloccato per
un attimo con fare pensieroso ad osservare il minimoog a braccia conserte e
mano destra a sorreggere il mento. Roba di un istante ma che mi ha molto divertito.
Si arriva poi ad un brano che per qualche oscuro motivo resta sempre tra i miei
preferiti, ovvero Long Distance Runaround una semplice ballata che però sentita
dal vivo rende sempre molto bene, con o senza orchestra. In realtà alcuni maligni
sostengono che a me questo brano sfagiola solo perché poi arriva The Fish, ovvero
il ben noto solo di basso di Squire. E qui devo raccontare un fatterello curioso,
che mi è capitato durante l’esecuzione (ottima) di Whitefish: durante l’assolo
di Squire la mia anfitriona ha notato che gesticolavo nella stessa maniera di
Squire (lo so non sono proprio normale, altrimenti non avrei fatto
Tempus Fugit...), e mi bisbiglia “statisticamente” in un orecchio
“ma con che percentuale lo risuoni?” (vorrei farvi notare come dato che stiamo
parlando di percentuali, e di un brano tratto da Fragile, la sua domanda non
possa non sembrare una involontaria célia di Five Percent For Nothing...) e,
dato che faccio pur sempre parte del “campo opposto” (come era uso definire
uno dei due sessi Frank Zappa, e vai con i riferimenti aggrovigliati della
serata) ho un po’ barato rispondendo con un perentorio
“mmm, all’80%, più o meno”. Infatti se arrivo al 70% sono una persona
onesta, ma si sa a volte barare è piacevole...
Ma basta parlare dei miei casini mentali, ritorniamo al concerto, dicevo
di Whitefish, assolo che ai più non piace molto ma che trova un momento di
ampio respiro quando alla fine Squire parte con le citazioni di On The Silent
Wings Of Freedom, anche se stavolta ha lasciato perdere Sound Chaser e
Tempus Fugit (sarebbe stato troppo). Uno dei miei amici veneziani alla fine
vuole testare il mio stato lacrimale/emozionale, ma da veterano del
palcoscenico, oramai si lacrima solo a compenso...
Ed eccoci al gran finale: Awaken in una versione che dire bella è dire poco.
L’entrata in palco di Squire con il triplo manico è sempre un bel vedere, e
anche Wakeman si fa apprezzare ulteriormente anche se, mi da sempre
l’impressione che le sue parti siano sempre, come dire, compresse. Che sia
per contratto? La mia anfitriona mi stende quando mi chiede,
“perché tre manici? sembra sempre lo stesso suono...”, tento una spiegazione
ma perderei tutta la parte di organo prima della parte centrale
con Anderson all’arpa.
Per essere la seconda volta che assisto alla esecuzione dal vivo di Awaken,
questa mi sembra superiore, definitivamente, non fors’altro perché ci sono
quelli che la incisero originariamente su Going For The One.
Il finale di Awaken è grandioso e alla fine siamo tutti in piedi ad applaudire
e saltare e a ringraziare questi tranquilli giovanotti di abbondante,
ahinoi, mezz’età.
Dopo un lungo e prolungato applauso ecco i due bis della serata (e anche
gli unici dubbi su quali dei tre che hanno finora eseguito avrebbero fatto).
Si parte con I’ve Seen All Good People, e il fatto che siamo tutti in piedi
a cantare (alcuni anche a squarciagola) e a ballare la dice lunga su come
questo brano, che molti non vorrebbero più ascoltare live, sia ancora di
grande presa sul pubblico compresa la mia anfitriona che si lascia
tranquillamente trasportare dallo shuffle di All Good People. E non è
l’unica tanto che Anderson prima se ne va a lato palco a ballare
discretamente con la moglie, poi vi ritorna ed inizia una sorta di
quadriglia prima con Ron Matthews, tecnico di Steve Howe,
e poi di nuovo con la moglie! Siamo a Roundabout, versione accorciata,
anche qui stesso discorso che per ISAGP, nessuno la vuol più sentire
dal vivo, ma ogni volta che la suonano vanno tutti giù di testa.
Alla fine riesplode definitivamente il Foro Italico e mentre tutti
aspettano il secondo giro di bis innescando il più classico degli
“alèee-o-ooo” di, ahimé, baglionesca memoria, i tecnici di palco
entrano in scena impietosi e iniziano ad impacchettare
la strumentazione di palco.
ORE 23.40
E’ tutto finito. E mi devo avviare verso la zona VIP per il backstage.
Confesso che ero combattuto tra la contentezza di poter avere la
possibilità dire buonasera a qualcuno dei nostri eroi ed il fatto di
dover piantare così su due piedi la mia anfitriona. Penso che non
finirò a breve di scusarmi ancora con lei.
ORE 00.35
Si apre il backstage. Steve Howe è il primo ad essere accalappiato,
molto tranquillo e disponibile anche se sempre taciturno, per fargli
dir qualcosa bisogna proprio mettersi di buzzo buono, ma le sue risposte
sono sempre cortesi, spiritose ma ad un tono di voce più simile ad un bisbiglio.
Arriva Wakeman ed inizia il pandemonio. Una persona davvero divertente
dalla battuta pronta e disponibile con tutti, come nel mio caso quando
dopo avergli chiesto chi alla fine del tour vincerà il duello sul finale
di South Side mi guarda e mi fa: “è da una vita che ci diamo addosso con Steve”.
Dopodiché si appoggia alla mia spalla e vengo immortalato per i posteri.
Ma le pose plastiche non finiscono, dato che l’attuale compagna di Rick
vuole una foto della “Italian Connection” da mettere sul sito web, e Luca
ci spintona un po’ e così mi ritrovo (a sorpresa ancora una volta!) arruolato...
All’improvviso sbuca Jon Anderson a braccetto con la moglie. Sono entrambi
raggianti, ma Jon sembra un po’ sofferente, forse la schiena gli da ancora
un po’ fastidio ed inoltre in palco dava l’impressione di essere un po’ chiuso
di naso. Comunque i coniugi passano tranquilli fanno a tutti ciao-ciao con la
manina e tirano dritti verso il tour-bus.
Arriva Alan White, anche lui pacifico e tranquillo, sembra quasi un altro
rispetto all’aria quasi affaticata che aveva verso la fine di Awaken.
Anche qui foto e autografi di rito e due parole svelte-svelte per tutti.
Howe e Wakeman nel frattempo avevano iniziato a fare autografi a tutto
spiano a quelli che si erano assiepati dietro la rete di recinzione del
Foro Italico. Anche qui grande disponibilità e classe da vendere.
Mannaggia!!! Non faccio in tempo a farmi fare l’autografo da Alan
che Chris Squire, bicchiere in mano se ne va anche lui verso il tour-bus.
Vabbè, l’eroe se ne è andato. Speriamo per la prossima volta!
Intanto grazie Luca, comunque.
Invito a cena a Venezia garantito!
ORE 01.10
Il tour-bus è pronto per partire ma c’è ancora gente davanti al
cancello di uscita. Sembrano tutti pronti quando Wakeman che stava
per salire torna indietro al piccolo trotto e ricomincia a fare autografi
su qualunque cosa gli venga messa davanti. Ancora entusiasmo.
Finalmente (per gli Yes, probabilmente) il tour-bus parte.
L’aereo per Genova li aspetta domani pomeriggio alle 16.00.
ORE 01.40
Grazie alla cortesia di un vigile urbano di pattuglia, riesco a chiamare
prima, e a intercettare poi un taxi che mi riporta finalmente verso un materasso.
La cosa buffa è che fin che aspettavo il taxi il vigile mi ha chiesto se ero in
licenza... Gli spiego perché sono lì, non gli dico delle mie 43 primavere, però
tra me e me penso “beh, se andare ad un concerto degli Yes ti toglie 20 anni
in un colpo solo, la prossima volta è bene che mi porti dei pannolini
da neonato, altrimenti poi se chiedo qualcosa ad un vigile, invece di
chiamarmi un taxi va a finire che va in cerca della mia mamma...”.
Grazie Yes!
gs


Impressioni dal parterre
di Andrea Barbazza

Giorgio trova un antico Paperlate.
Davide glielo legge.
Io mi compro una maglietta "Tales".
Nona fila del parterre, terzo posto. D'altronde siamo arrivati due
ore e mezza prima... Si salutano facce romane, genovesi, milanesi, ...
sono ancora qua. La nostra età è dappertutto, qualcuno s'è portato la
prossima generazione di progressive, almeno si spera.
Il palco è anonimo, sembra coperto di alluminio per i cibi, ma sulla
grancassa e librato in cielo c'è un monosillabo inglese, il monosillabo
più famoso di Roger Dean: questo continua a ricordarci perché siamo qui,
al Foro Italico.
Precisi come metronomi svizzeri (o quasi), nel chiaro e caldo tramonto
romano, i nostri ospiti ci fanno sentire la loro ouverture. E poi entrano,
ruzzolando, incedendo, sorridendo, e, per chi non li vede da tanto,
è scioccante contare le rughe e vederne la magrezza o le forme eccessive.
E poi esplode la loro Siberia infuocata, e sei in viaggio sotto questi
suoni, sotto queste luci, con questi ricordi.
Magnifiche balene.
Ad un certo punto la notte è buia, ma non sai da quanto.
Se il palco non fosse ben fissato, sprofonderebbe verso destra: dalla
mia parte c'è un incrocio tra un vecchio maestro di scuola e Clint Eastwood
che fa magie con la chitarra, affiancato da un folletto che canta con la
voce di un angelo bambino, mentre dall'altra ci sono due giganti del nord,
armati di possenti asce e dietro trincee di decine di tastiere.
Ad un certo punto viene ritrovata un'antica chitarra, e tu ed io ci
ritroviamo commossi, bambini. È una chitarra scoperta da un menestrello
uscito dalla galleria (ma forse era un re cremisi)... e lui l'ha trovata,
dentro una scatola musicale, mentre portava il proprio cammello
(oppure era un carrarmato? o un dirigibile? nel tempo si confonde)
a bere del liquido rosa. È tutta la musica dei miei (nostri,
guardandomi attorno) primordi, assieme. È il condensato di dove provengo.
Come se sul palco ci fossero centinaia di amici di vinile. È felicità,
è dolorosa felicità: mi scopro commosso della mia perpetua fanciullezza.
Il mio sguardo compie una lunga carrellata dietro me, e gli occhi che vedo
sono tutti rapiti, tutti sono dimentichi di anni di scuola, di anni di lavoro,
di fatiche, di amici ed affetti persi... questa è la vera macchina del tempo.
E poi c'è Steve (acustico), e poi c'è Jon (con una chicca: un - almeno per me -
inedito!), e poi c'è Rick (the magician, con le sue mogli), e poi c'è Alan che
accompagna la star della serata: Chris! È incredibile, è un mago, è un mito,
è una forza della natura, stasera. Grande attore, finisce per abbracciare
un basso a tre manici, che schianterebbe un elefante.
Un intervallo (Paura: qualcuno starà male? Che sarà successo?).
Qualche sbavatura? Grande pathos!
Viaggiamo dentro il cuore dell'alba, siamo sulla nostra via. E, dopo il bis,
sappiamo che "I will remember you/Your silhouette will charge the view":
è solo una breve attesa, sono andati via dal palco, ma sono sempre lì,
nei nostri occhi, nelle nostre orecchie, nel nostro umano pulsare...
That's all, folks, ma solo fino alla prossima puntata!


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