RELAYER
1974

1. Gates Of Delirium 22:55
2. Sound Chaser 9:25
3. To Be Over 9:08

To be over,
Time will heal
your fear

FORMAZIONE

Jon Anderson: voce
Steve Howe: chitarre e voce
Patrick Moraz: tastiere
Chris Squire: basso e voce
Alan White: batteria

Se volete leggere la traduzione dei testi di questo disco cliccate qui


 

 

A mio modesto parere...

THE GATES OF DELIRIUM
Ispirato dal libro "Guerra e Pace" di Tolstoj, TGOD apre un nuovo fronte di
discussione tra i fans degli Yes. Come direbbe Claudio Bisio in tivvù:
" Che c...o ci fa uno svizzero negli Yes?".
Ed in effetti in qualche maniera lo dice (ridendo) anche lo stesso Squire nel video
"YesYears" quando introduce il capitolo "Relayer".
Suoni aspri, nuovi, duri, una band quasi feroce nel cercare nuove sonorità, ecco
cosa sente l'ascoltatore nelle battute iniziali di TGOD.
Inoltre ascolta una buona dose di controtempi del basso sulla batteria, mentre
chitarra e tastiere preparano il lancio del cantato di Anderson.
E sono ancora le sonorità davvero diverse di Moraz a colpire per l'uso dei minimoog
mentre Howe sembra lanciato in sonorità rock per lui inusuali finora.
La voce di Anderson è più asciutta del solito, quasi che l'imminente scontro nella
battaglia lo debba coinvolgere.
Così come l'uso della Telecaster riverberata di Howe nel primo solo doppiata spesso
dal moog (quasi un violino) di Moraz, risultano in nuove sonorità inaspettate.
Il tutto risulta in uncrescendo di intensità dove voci, chitarre e tastiere si
inseguono su un tappeto ritmico serratissimo di Squire e White, che si evolve in
una serie di variazioni ritmiche sottolineate da rumori di pecussioni e lastre
metalliche. Ci troviamo difronte ad una nuova battaglia sonora che supera, per
cattiveria ed intensità quella che avevamo appena imparato sul lato 4 di TFTO,
ovvero Ritual. Battaglia che viene conclusa da un maestoso tema di moog doppiato
poi dalla pedal steel di Howe, il tutto su dei falsi rallentati ritmici di White e
Squire, con la conclusione di Howe che sempre alla steel ci conduce alla quiete
irreale che segue il termine della furiosa battaglia, quando tutto si placa, cala
il nuvolone di polvere alzato e resta una sorta di brezza che comincia a risanare
le ferite.
Ed è in questa pace riecco la steel di Howe che introduce la sezione finale Soon
che, tra parentesi verrà anche pubblicata come "45 giri di lancio di
Relayer. La voce di Anderson stavolta più piena e lirica lancia il suo inno,
sottolineato dal basso di Squire e dalla steel di Howe, che poi prende il via
per uno dei suoi soli più sognanti di tutta la sua carriera Yes.
TGOD è a tutt'oggi una delle suite più dibattute nell'universo Yes, proprio
per la sua asprezza, per la diversità e per certi versi freschezza di suono.

SOUND CHASER
Ma se il lato 1 di Relayer ci aveva già dato una botta mica da ridere, l'apertura
del lato 2 è forse anche più potente.
L'apertura di SC è forse tra quelle più energetiche di tutta la produzione Yes,
con un piano elettrico scuro e acido, una chitarra ed un basso scatenati nello
spezzare qualsiasi scnsione ritmica regolare di White.
E i due assoli di apertura di Howe sono quanto di più duro ed inusuale possiamo
aspettarci da Steve.
Così come la parte cantata di Anderson, con un Moraz di sottofondo che cresce
pian piano fino al solo di moog conclusivo.
Un brano decisamente inusuale in un disco che già stà battendo tutti i record
di diversità nell'universo Yes.

TO BE OVER
Non ricordo cosa provai mentre sul mio giradischi, all'epoca, mi accingevo ad
ascoltare il terzo e conclusivo brano del disco. Mi sa che ero confuso.
Dopo quasi mezz'ora di potenza sonora che mi aveva travolto, una composizione
dai toni dilatati, con la steel di Howe, su una ballata tipicamente Andersoniana
che poi va a confluire in uno strumentale di ampio respiro guidato dai mellotron
di Moraz che preparano il tappeto per l'ingresso di una sezione vocale corale,
una sorta di inno, che sfocia poi in un duetto tra chitarra e moog, che ci porta
al cantato finale che riprende in maniera maestosa il tema iniziale ripreso dalla
chitarra di Howe e dalle campane tubolari di White e con in sottofondo da un coro
tipicamente Yes che dopo tutto questo proprio non ti aspetti.

Che dire in conclusione?
Relayer è un disco che va ascoltato con attenzione, in quanto è probabilmente
un indicazione di quello che gli Yes avrebbero potuto fare di più e meglio, se non
fossero arrivati spremuti come limoni da un periodo intenso di tour mondiali e
sedute di registrazione. Inoltre l'indubbia e differente personalità artistica
di Moraz hanno probabilmente contribuito al non definitivo amalgama con il
nucleo storico della band, portando così in breve alla separazione del tastierista
elvetico dalla band, non prima di aver fatto il break sabbatico di circa un anno
per la registrazione dei primi dischi "solo" di ciascun membro di questa
formazione Yes che, pe la cronaca, furono:
"- Olias Of Sunhillow" di Jon Anderson,
"- Beginnings" di Steve Howe,
"- The Story Of i" di Patrick Moraz,
"- Fish Out Of Water" di Chris Squire,
"- Ramshackled" di Alan white.
Al termine di tutto questo segui il cosiddetto "Solo Tour", che oltre ad
essere stato un campione di presenze ed incassi (vedi il famoso concerto al
Roosevelt Stadium) portò anche la chicca dell'esecuzione di "South Side Of
The Sky
" dal vivo nel concerto di Tulsa, Oklahoma (la seconda esecuzione
conosciuta nela storia della band dopo la "prima" di Bradford, in Inghilterra,
durante il Fragile tour).
E per uno strano scherzo del destino, proprio menre la band si ritirava in Svizzera
per scrivere e registrare il nuovo album (e non pagare un bel po' di tasse a
Sua Altezza Reale la Regina), ecco che a Moraz viene dato il benservito, e viene
richiamato in servizio permanente effettivo Rick Wakeman...



...e cosa ne pensano al riguardo...



tra poco ci saranno?...





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