THE LADDER
1999

1. Homeworld (The Ladder) 9:33
2. It Will Be A Good Day (The River) 4:53
3. Lightning Strikes 4:34
4. Can I? 1:32
5. Face To Face 5:03
6. If Only You Knew 5:42
7. To Be Alive (Hep Yadda) 5:07
8. Finally 6:01
9. The Messanger 5:13
10. New Language 9:19
11. Nine Voices (Longwalker) 3:20

A new perspective,
A new state of mind

FORMAZIONE

Jon Anderson: voce
Steve Howe: chitarre e voce
Igor Khoroshev: tastiere e voce
Billy Sherwood: chitarra, tastiere, voce
Chris Squire: basso, armonica e voce
Alan White: batteria, percussioni e voce
L'edizione giapponese contiene anche un minicd con tre brani dal vivo
tratti dal tour di "Open Your eyes",
l'edizione europea contiene un miniposter, nella prima edizione,
un salvaschermo, due tracce live, un video live e il demo
del videogame "Homeworld" nella seconda.


Se volete leggere la traduzione dei testi di questo disco cliccate qui


 

 

A mio modesto parere...

HOMEWORLD (The Ladder)
Una sorta di doppia titletrack questa Homeworld, che apre sia il cd audio che il videogioco
della Sierra Games che porta lo stesso nome.
il brano si apre in maniera ovviamente spaziale con le tastiere di Khoroshev che fanno da
trampolino alla voce di Anderson e al basso di Squire che costituiscono il motore del brano
Ed ecco che da tipica song Yes appaiono nel break centrale le tastiere di Igor Khoroshev che,
ammettiamolo, di fatto si era conquistato un posto tra le preferenze di noi Yes fans, dopo
le sue eccellenti performances durante il tour di Open Your Eyes.
una cosa che colpisce immediatamente nell'ascoltare questo brano di apertura è l'energia
che la band sembra in qualche maniera aver ritrovato, frutto assai probabile dell'opera
di Bruce Fairbarn, il produttore canadese scelto dalla band e tragicamente scomparso
nelle fasi finali del missaggio del disco.
Anche il finale del brano con il duetto tra il piano di Igor e la voce di Anderson, è
sicuramente uno dei nuovi momenti del nuovo corso degli Yes rinati.

IT WILL BE A GOOD DAY (The River)
Ah già, Billy Sherwood, c'è anche lui in questo disco, anche lui elevato in questa occasione
a membro effettivo della band assieme a Igor. In questo brano che è una canzone molto mainstream,
come può esserlo una canzone degli Yes a suo modo, con un ritmo molto rilassato, punteggiato
dal basso a 8 corde di Squire, che aggiunge quel pizzico di ruffiano che non guasta,
il tutto suggellato dal ritornello e dai cori di supporto della band, e dalle cascatine
di note di Howe. Il brano si sviluppa in maniera quasi ipnotica in un continuo crescendo.
Un brano che alla fin fine risulterà più brillante nelle versioni live che non qui in studio.

LIGHTNING STRIKES
Un inizio decisamente inusuale per gli Yes. Tastiere campionate, ritmi latini, anche se il riff di
Squire è arrotolatoin maniera sghemba gusto perché un prog-hero non può mai fare cose dritte!
Comunque il ritmo è decisamente allegro, con sezione di fiati che appaiono a dare man forte ad Anderson
anche qui in un crescendo fintanto che un imperioso vamp di basso non riporta tutto in ordine.
Di fatto gli Yes punteranno molto su questo brano, forse anche in questo caso per cercare di
conquistare quello spazio radiofonico che anche la Eagle Victory cercava. Mah...

CAN I?
Versione tribale africana di We Have Heaven citata due volte di striscio in maniera
plateale. Un minuto e trentuno secondi di cui avremmo fatto volentieri a meno.

FACE TO FACE
Altro brano dove le tastiere di Khoroshev hanno un posto di primo piano nell'apertura della
composizione, assieme alla chitarra di Howe e alla cascata di note di Squire. Con la tecnica
del lancio di un breve solo come fosser in palco, Howe viene messo in primo piano da Anderson
che poi si riprende la sua posizione di prima voce. Anche qui Howe fa quasi tutto lui
lasciando le briciole a Sherwood. Anche in questo caso, il brano sembra risentire di quel
tentativo di ricerca di air-time già indicato nel precedente brano It Will Be A Good Day

IF ONLY YOU KNEW
Menzionate questo brano a qualunque fans Yes di... media taglia e otterrete sguardi feroci.
Un brano dove verosimilmente Fairbarn ci ha messo le mani alla stragrande. Un ritornello
che da coma diabetico fulminante, che al confronto qualunque brano scartato da SanRemo
farebbe bella figura. Insomma se non si è capito, 'sto brano mi sta sullo stomaco.
e di più non dico.

TO BE ALIVE (Hep Yadda)
Qui ci risolleviamo, senza dubbio, anche perché qui sembra esserci un po' più di coralità
composizione e nel suono, con un inizio di atmosfera, e un crescendo dove i cori sono
condotti (Hep Yadda!!!) da Billy Sherwood! E che è... hanno aperto la gabbia?
Anche se siamo in piena zona World Trade, il brano funziona nella sua semplicità
e si risolleva enormemente dalle cascate di zucchero di If Only You Knew.

FINALLY
Ed eccoci alla versione Aerosmith degli Yes! La voce di Anderson tirata per quanto possibile,
una sezione ritmica bella solida, ed uno Howe scatenato con in sottofondo le tatsiere di
Igor e la chitarrina di Billy. Un brano tiratino come si deve, che nel finale si apre sulle
tastiere aeree di Igor che prendono per mano la classica di Howe, mentre il pseudo-minimoog
di Igor disegna trame per sorreggere il canto di Anderson. Poi la chitarra di Howe prende
il sopravvento per il solo conclusivo.

THE MESSENGER
Questo è forse il brano più emozionale dell'album. Anche nelle presentazioni live Jon è
sempre sembrato molto toccato da questa composizione. Dedicato a Bob Marley, questo brano
è stato composto dagli Yes (e da Anderson in particolare) su una sfida aperta da Fairbarn
alla band: "perché non scrivete un brano su qualcuno che credete vi abbia toccato in
qualche maniera?
". E gli yes tirano fuori un brano di grande atmosfera, con qualche
vaga sembianza di raggae qua e la, ma in realtà vemgono fuori la maestria nel giocare
l'amalgama delle linee vocali anche perché qui tutti e sei gli Yes cantano e si sentono
perfettamente. Probabilmente la vetta di tutto il disco.

NEW LANGUAGE
Se il precedente The Messenger è probabilmente il brano più emozionante del disco,
questo è forse quello con l'attacco più Yes in assoluto, con un riffone di basso
all'unisono, con un organo davvero travolgente.
Per me il brano finisce qui. Poi quando parte la strofa torniamo alla caccia di air-time.
Ma sarei ingiusto. Qualche cosina di Yes si intrasente ancora qui e lì. Ma poco poco,
come quella ben nota reclame di un formaggio cremoso e leggero...
A proposito, ascoltate il solo finale di Howe (attorno al settimo minuto), se il giro di basso
non è quello di Roundabout poco ci manca, anche se suonato con il Mouradian,
e poi che ci fa un'apertura 100% Genesis con quel suono di mellotron su una base
misteriosa di basso? Phew! Stò ancora ascoltando gli Yes! NewOld Yes, ma sempre Yes.
Comunque prima che mi impaliate al prossimo concerto Yes a cui assisterò:
"io apprezzo e amo ascoltare i Genesis fino a Seconds Out, ovvero in studio fino a
Wind And Wuthering dopodiché datemi i World Trade e Conspiracy ogni giorno piuttosto
che Abacab, Invisible Touch, Many Too Many. Punto.
"

NINE VOICES (Longwalker)
Questo brano conclude il disco, con atmosfere da world music tanto care a Jon.
Il brano molto di atmosfera è la giusta chiusura.

Che dire in conclusione? Un disco sicuramente superiore a Open Your Eyes, e fin
qui ci vuole poco, ma in realtà è un disco importante perché da una scossa all'ambiente
Yes a mio parere. ricrea una sorta di collegialità nelle composizioni, e in parte li
svincola dalla ricerca del nuovo "propritario di un cuore solitario", e in parte
li riporta ad una loro dimensione più familiare agli... anziani del gruppo, vedi New Language.
La cosa curiosa è il modo con il quale Fairbarn aveva organizzato lo script del disco.
Ogni singola canzone era descritta da una sorta di logo che doveva catturare lo spirito
della canzone. ad ogni modo quello che ne viene fuori è un bel poster (di sicuro).



...e cosa ne pensano al riguardo...



tra poco ci saranno?...





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