90125
1983

1. Owner Of A Lonely Heart 4:27
2. Hold On 5:15
3. It Can Happen 5:39
4. Changes 6:16
5. Cinema 2:09
6. Leave It 4:10
7. Our Song 4:16
8. City Of Love 4:48
9. Hearts 7:34

Another town,
And one more show...
Leave it!

FORMAZIONE

Jon Anderson: voce
Tony Kaye: tastiere
Trevor Rabin: chitarre e voce
Chris Squire: basso e voce
Alan White: batteria

Se volete leggere la traduzione dei testi di questo disco cliccate qui


 

 

A mio modesto parere...

E adesso preparate pure l'artiglieria pesante.
Chi mi conosce sa che a me la formazione Yes con Trevor Rabin non è mai
sfagiolata molto. Forse per un eccesso di make-up e gel sui capelli?
Le tutine ginniche da aerobica anni '80? La scoperta che Tony Kaye suona
con una mano e l'altra fa sempre ciao-ciao al pubblico?
Niente di tutto questo.
Sono Yes, comunque, ma degli Yes diversi, quasi sopravvissuti a se stessi, si
fossero chiamati "Cinema" come era nei progetti, li avrei probabilmente
salutati come "la" nuova band degli anni '80, ma nel momento che in cui
riavviano la premiata ditta Yes, beh, qui mi si scatena il "Trooper"
che c'è, alla fin fine dentro me.
Dunque un sapore Yes differente perché sono differenti le premesse.
C'è un chitarrista estremamente talentuoso anche con le tastiere, scopriremo poi,
che ha un senso per la creazione melodica da far schiattare mezzo mondo
d'invidia, tanto che oggidì firma prestigiose colonne sonore di film miliardari
negli incassi ai botteghini (vedi "Armageddon" ad esempio).
Mettilo insieme ad un bassista con la passione per i cori vocali (e quindi
armonie a più parti), piazzateci sotto un metronomo alla batteria con licenza
di usare i trigger elettronici e condite il tutto con spolverate di Hammond
ed un paio di Oberheim (all'epoca la tastiera per eccellenza).
Risultato? Una band dal nome "Cinema", che si ritrova a provare nuovo
materiale per il loro cd di esordio, ma il cui demo casualmente cade tra le mani
di Jon Anderson, fresco dai successi personali di "Animation" (con il
compianto Stefano Cerri al basso). Come al solito Squire ci mette lo zampino,
diciamo così, ed ecco che Anderson si aggiunge al mix e cosa si ritrovano
in mano? Il più grosso Hit Single della storia Yes, ovvero...

OWNER OF A LONELY HEART
Laaa, Si-Do, Re-Ree (pausa)
Quattro note, in fila, semplici semplici, ed uno dei riff più "criminali" (in
senso buono) del rock anni '80, semplice come l'ABC(D), visto che nella
notazione musicale anglosassone le lettere A, B, C e D stanno proprio per LA,
Si, DO e RE. In questo stà la forza del brano.
Ed è anche una sorta di marchio di fabbrica della premiata ditta Trevor Rabin.
Su questo riff di base si innestano altri due livelli di chitarre, campionamenti
di tastiere buttati qui e lì con sapienza ed avete un hit single di proporzioni
mondiali. Mettiamoci lì un video davvero carino (con un quasi invisibile Eddie
JObson alle tastiere, ma c'è, giuro si vede per un istante brevissimo), un assolo
gaglioffo di chitarra ed il gioco è fatto, si esce dal rosso del conto in banca...
Che il brano sia di grande presa lo testimonia che il riff OOALH è persino
dall'insuperato Frank Zappa che lo sfrutterà per alcuni
memorabili assolo di chitarra.

HOLD ON
Forse il brano migliore del disco. Grandi melodie, riff di basso potenti e profondi,
le tastiere di Kaye che prendono un po' di coraggio, cori arrangiati con grande
cura, ma è ancora la chitarra di Rabin a condurre la danza. E sopratturro si
comincia a sentire un altro marchio di fabbrica: quello di Trevor Horn che
produrrà tutto l'album, il suo gusto nell'introdurre le varie sezioni del brano
lo ritroveremo d'ora in avanti (e non solo negli Yes) in tute le sue produzioni,
tanto da renderlo riconoscibile quasi istantaneamente, anche se uno non conosce chi
sta suonando in quel momento.

IT CAN HAPPEN
Un altro riffetto semplice semplice, un Chris Squire in grande evidenza alla voce,
ed abbiamo un brano di grande atmosfera, in un'atmosfera che oscilla tra il sospeso
ed il terreno, con il break centrale dell'assolo di chitarra che si apre sul
campionamento della voce di un annunciatore ed ecco Horn che ci mette lo zampino.
Il canone vocale finale è la ciliegina su questo brano.

CHANGES
Sorpresa! Anderson non è più il solo lead singer della band, Trevor Rabin sà
fare pure questo. E vediamolo questo Changes, love song adolescenziale nel testo
ma che compositivamente non lo è affatto. Anche qui quattro note ipnotiche,
di percussioni e basso, break metallici di chitarra, per sciogliersi su un
quasi shuffle assassino, che porta alla strofa iniziale cantata in modo quasi
sognate da Rabin, che lascierà il posto ad un grintoso Anderson per il ritornello.
ancora chiari/scuri che si susseguono per tutta la composizione. Uno dei cavalli
di battaglia di Rabin dal vivo.

CINEMA
Premiata come miglior composizione rock strumentale dell'84, il brano ha un respiro
molto ampio con un suono cristallino della chitarra che espone i temi sul sottofondo
dell'Elektra di Squire, dei controtempi di White e sul crescendo delle tastiere di
Kaye. Il tutto per finire in un colosslae cascata di note che introduce il
pezzo successivo, ovvero...

LEAVE IT
Forse il video più inquietante della storia Yes. Credo che tutti ci ricordiamo
di quelle silhouette che si piegano, ruotano e tornano al loro posto su uno scarno
sfondo bianco, con loro cinque in giacca e cravatta in stile executive.
Armonicamente forse il brano più raffinato, con il trio Rabin, Squire e Anderson a
condurre la danza con Kaye e White sorprendenti coristi di supporto.

OUR SONG
Forse il brano minore di tutto l'album. Grandi ritmi da AOR, suoni pure, coretti
da accendini accesi nell'arena, una chitarra ruffiana quanto basta, insomma ci
sarà pure della gran classe ma il brano non mi convince.

CITY OF LOVE
Ritornano le atmosfere cupe, su un profondo riff di Squire al basso.
Si parlerà della città dell'amore, ma l'inizio così cupo non fa certo pensare
agli innamorati di Peynet...
Un Anderson grintoso a condurre le parti vocali con Rabin e Squire che gli danno
man forte nei ritornelli, suoni e atmosfere che da lì a poco Horn trasferirà
in un'altra band culto degli anni '80, Frankie Goes To Hollywood.
Anche il riff che da il via al solo di chitarra centrale è di un cupo raramente
visto nel panorama Yes, che dal vivo assumerà connotazioni teatrali davvero
notevoli, testimoniato anche dal video "9012Live" registrato al
Northlands Coliseum di Edmonton, Alberta, Canada.

HEARTS
Altro brano complesso del disco questo che conclude la selezione. Ritmi sincopati,
tempi dispari, cori dal vago sapore gotico, un Anderson finalmente convincente
e gli altri due a tenergli botta nei ritornelli. Atmosfera gotica che rimane
soprattutto nel solo (di vago sapore Bonhaniano la batteria di White, ci avevate
fatto caso? Diavolo di un Horn!) di chitarra. Ed ancora atmosfere tra LedZep e
Deep Purple nel break centrale di Anderson prima della ripresa orchestrale del
tema iniziale che stempera la tensione del brano. Il finale "etereo", poi,
è forse l'unica pennellata Yes (ancient régime) di tutto il disco.

Che dire alla fine? Dobbiamo essere grati a 90125. In fondo è il disco che ci ha
ridato gli Yes, e che ha fatto in modo che la band arrivasse fino ai nostri
giorni. Certo per Rabin dev'essere stata dura, quando i Troopers scatenati
giocavano con lui al massacro, ma per chi come noi è cresciuto a "pane e Close
to The edge", beh... "Laaa, Si-Do, Re-Ree (pausa) Sol-Sol (pausa)" è
stata dura da digerire. Meno male che di questi tempi c'è Steve Howe che
litiga con Chris Squire per non suonarla come bis quasi ogni sera al termine
della setlist standard... hehehe



...e cosa ne pensano al riguardo...


Maurizio Cavalca - Genova

Quella che segue non è proprio una recensione, ma piuttosto le mie impressioni
sull'album del Rinnovamento dello YesSound.

Ricordo ancora la sera, che sdraiato sul divano, stavo guardando
"L'orecchiocchio" su RAI 3. La presentatrice annunciava che quella settimana
sarebbe stato pubblicato il nuovo Album dei " Mitici YES". Dopo un attimo di
smarrimento cercavo di trovare qualche notizia a riguardo. Poiché internet
non esisteva ancora, sono corso dall'edicolante per comprare Ciao 2001 e Rockstar.
Entrambi non avevano nessuna notizia a riguardo. Il giorno seguente, visto che a
scuola era sciopero, sono andato da "Disco Club" il mio rivenditore di dischi di
fiducia. Era appena arrivato il nuovo album degli Yes. Mi sono fatto dare subito
una copia e dopo una reazione piuttosto schifata per la copertina, ho guardato il
retro della stessa per vedere i nomi dei membri del gruppo e con mio disappunto ho
notato che mancava il "DIO STEVE" alla chitarra. Al suo posto uno sconosciuto
(da me) Trevor Rabin. Con mia sorpresa, e sinceramente mi lasciava del tutto
indifferente, notavo il ritorno di Tony Kaye, e per fortuna Anderson si era
ripreso il suo posto.

Appena arrivato a casa mettevo il disco sul piatto, dopo pochi secondi sentivo
il riff, quasi Heavy, di Owner of a Lonely Heart, e mi sono lasciato avvolgere
dal suono di questo nuovo gruppo. Si perché di nuovo gruppo si doveva parlare.
Non c'era niente che mi ricordasse lo YesSound. Il nuovo chitarrista (anche
tastierista e cantante ) era veramente bravo. Un chitarrista moderno, stile
Van Halen, non invadente, buon gusto e tecnicamente preparatissimo. La sezione
ritmica, anche se più moderna, era perfetta come sempre. Forse un pò più
rocciosa. Tony Kaye suonava le tastiere alla sua maniera, e Rabin faceva
il resto. Anderson pur avendo modernizzato il suo modo di cantare (in alcuni
momenti mi ricordava Sting) era, forse, il vero punto in comune fra Yes anni
'70 e questo nuovo gruppo. La produzione ed il missaggio erano perfetti.
Dietro il banco di regia c'era un volto noto ( forse il migliore produttore
del periodo), quel Trevor Horn tanto criticato per i suoi concerti con gli Yes.

E le canzoni. Praticamente perfette. Torno a ripetere che, visto la mancanza
della chitarra di Steve, il classico equilibrio dello YesSound era saltato.
Ma il disco scorreva senza pesare ed era pieno zeppo di piccoli gioiellini.
Owner of a Lonely Heart (hit single), Hold on (magnifico il coro centrale),
It can Happen (l'intro suonata con il sitar), la stupenda Changes (Rabin
alla voce solista), lo strumentale (Grammy Award) Cinema, le armonie vocali
di Leave It, Our song ( forse la più vicina allo Yessound), la dura City of Love
e la sognante Hearts. Un pezzo più bello dell'altro. Molti Yes fans hanno
storto il naso per questo disco ma personalmente l'ho ritengo ottimo.
Ha riportato in vita gli Yes, proiettandoli nel futuro con un suono moderno
e mai banale. I nostri, avevano provato, a modernizzare lo YesSound ma
avevano fallito clamorosamente prima con Tormato e poi con l'innesto dei
2 Buggles in Drama.

90125 è stato importante per l'economia musicale del gruppo alla stessa maniera
di THE YES ALBUM.

La prova del nove è stata data durante le date del Tour, dove i nostri hanno
confermato di essere sempre grandi. Paragonato alla media degli album dell'epoca
90125 è un capolavoro. Con 90125 ci sono di nuovo gli Yes al meglio e il
rinnovamento portato da Rabin ha risollevato il Dinosauro... e andiamo a
riascoltarci TALK.





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